Laboratorio Breve - Alessia Vicardi

Il corso

Domenica dalle 20.00 alle 23.00
Periodo: febbraio - giugno
Sede di Monza

Costo: 
€ 450 soluzione unica
€ 510 in due tranche (€ 255 + 6 mag € 255)

Inizio:
Domenica 17 febbraio 2019 ore 20.00

****

Weekend intensivo:
22-23 giugno 2019

Data del saggio:
Domenica 30 giugno ore 20.30 in sala Picasso

a partire da 450 €
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In questo corso...

SE IL FIUME FOSSE WHISKY.

DAL RACCONTO ALLA SCENA.

Il laboratorio verterà sulla trasposizione scenica di uno o più racconti che sceglieremo dalla raccolta “Se il fiume fosse whisky” e “Infanticidi”, di Boyle T. Coraghessan , entrambi pubblicati da Einaudi.

L’accento sarà posto sul gioco della situazione proposta intesa come: “complesso di elementi della realtà in cui si trova qualcosa o qualcuno, in un cui accade un evento” (Treccani)

Ci divertiremo a scomporre la situazione descritta nel racconto partendo dalle circostanze date; i conflitti interni ed esterni alla scena; le azioni fisiche e verbali e la loro catena di eventi. Lo studio dei personaggi partirà dai dialoghi del testo e dalle caratteristiche descritte dall’autore per svilupparsi attraverso le nostre circostanze immaginarie.

Ho scelto quest’autore perché le situazioni e i personaggi proposti sono, seppur esasperati, assolutamente credibili. Si tratta di un quotidiano “normale”, plausibile, dove a un certo punto accade qualcosa che amplifica le circostanze portandole alle estreme conseguenze. Il senso di pericolo, la minaccia che si avverte accompagna il lettore verso finali talvolta perturbanti. Ne “ La Mosca umana”, per esempio, il protagonista è ossessionato dall’idea di essere una sorta di supereroe e pagherà con la vita il proprio nome in prima pagina; in “ Amore moderno”, invece, una donna  è tanto assillata dall’idea di essere sana in un mondo malato da costringere il proprio compagno all’uso di un preservativo gigante che garantisca la protezione assoluta; in “Per amore di pace”, il tema della sicurezza porta  la protagonista a tentare di vendere un sistema d’allarme anche a chi fa della delinquenza il proprio sistema. Il tono delle scene sarà talvolta comico o grottesco, drammatico o tragico, in accordo con lo stile dell’autore. I temi sono quelli tipici della letteratura americana contemporanea che indaga le contraddizioni di una società medio borghese portando alla luce ipocrisie, vizi, pregiudizi.

T. Coraghessan Boyle è originario di Peekskill, nello Stato di New York, dove è nato nel 1948, ma vive a Santa Barbara e insegna al Southern California College, in un quartiere multietnico di Los Angeles. Scrittore e autore di film e programmi televisivi, vince il Premio PEN/ Faulkner per la narrativa nel 1988 con il romanzo World’s End.

“(…) ero un bambino come tutti gli altri. Giocavo a palla; vagavo tra i miseri resti dei boschi nella periferia di Westchester, uccidendo quello che mi capitava; stringevo i denti a scuola, che per me era peggio dei lavori forzati. Ero un bravo bambino, facevo di tutto per piacere – come spessissimo accade ai figli degli alcolisti – eppure, chissà come, verso i 15 – 16 anni mi sono trasformato in un ragazzino strafottente. Un punk, un cinico. Un so-tutto-io. In parte è stata colpa dei libri – ma non tutti, non ancora. (…) Le persone che frequentavo -ragazzini come me -erano figli di famiglie istruite, borghesi, a volte persino abbienti, ed erano svegli, furbi e insoddisfatti. Più tardi sarebbe arrivata la droga, ma all’inizio non volevamo altro che guidare come pazzi, cercare disperatamente di scopare, compiere i soliti, piccoli atti di vandalismo, prendere una sbornia dietro l’altra – e chissà come, per miracolo, leggere libri. Eravamo protohippies, ma non lo sapevamo. Sapevamo solo di essere a metà strada fra i teppisti e i primi della classe, e di saper apprezzare Aldous Huxley, George Orwell, J. D. Salinger, Jack Kerouac. A 17 anni sono finito a Potsdam, New York (…) Non frequentavo le lezioni dell’Università. Ciondolavo insieme ed altri buoni a nulla. Ma leggevo. Ho scoperto Flannery O’Connor durante un corso di letteratura e mi sono riconosciuto, come di schianto; poi, fuori dalla classe, nei bar, in compagnia di una piccola schiera di gente come me, ho iniziato a leggere Updike e Bellow e Camus, poi Barth, Beckett, Genet, e Gide, Ibsen, O’Neill, Sartre e Waugh. La biblioteca era nuova, si sentiva un odore di formaldeide salire dalla moquette; anche i libri erano nuovi, almeno quelli che leggevo io, e avevano quell’odore che i libri hanno ancora adesso, di colla inchiostro e cartiera, un odore che ho imparato ad associare al piacere e alla conoscenza.

T.C Boyle da (The Eleventh draft, Harper Collins, 1999)

I docenti

Alessia Vicardi

Diploma di recitazione presso l’Accademia dei Filodrammatici di Milano - premio Sperani e medaglia d'argento. ( 1993- 1995)
Master triennale di perfezionamento dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Mosca ( R.A.T.I) conseguito presso la Scuola dopo il Teatro diretta in Italia da Jurij Alschitz. (febbraio 2000- novembre 2002; Milano- Mosca- Bari).
1995 - vincitrice del concorso per borsa di studio Lina Volonghi presieduto da Annabella Cerliani presso il Teatro Piccolo Eliseo di Roma
- vincitrice come migliore attrice della II Rassegna Nazionale delle Scuole di Teatro di Città di Castello, presieduta da Valeria Ciangottini.
2009 - vincitrice della XV ed. del Premio Girulà della critica campana come miglior attrice non protagonista 
2011 - vincitrice della VI ed. della Borsa Lavoro “Alfonso Marietti” dell’Accademia dei Filodrammatici di Milano in qualità di regista dello spettacolo Khub Nist o l’identità, di Deniz Azhar Azari e Alessia Vicardi